Corso abilitazione prelievi venosi 2026: guida pratica e normativa

Il prelievo venoso è una delle competenze fondamentali per chi lavora in ambito sanitario. Che tu sia un medico, un infermiere, un biologo, un assistente sanitario, un tecnico di radiologia o uno studente di area sanitaria, saper eseguire correttamente un venipuntura significa garantire sicurezza clinica, professionalità e rispetto per il paziente.

In questo articolo vedremo come si esegue correttamente un prelievo venoso secondo le ultime linee guida, quali sono gli errori più comuni da evitare, e come ottenere l’abilitazione certificata nel 2026.


1. Cos’è il prelievo venoso e a cosa serve

Il prelievo venoso è la procedura diagnostica che consente di raccogliere campioni di sangue da una vena per esami di laboratorio o controlli clinici. Si tratta di una manovra invasiva, che richiede precisione millimetrica, rigore igienico e solide conoscenze anatomiche.

Le vene d’elezione per la procedura sono:

  • Vena mediana cubitale: situata al centro della piega del gomito, è solitamente la più stabile.
  • Vena cefalica o basilica: situate ai lati dell’avambraccio.
  • Vene del dorso della mano: utilizzate come alternativa nei pazienti con patrimonio venoso fragile.

2. Preparazione del materiale: la checklist 2026

Prima di approcciare il paziente, è fondamentale allestire il campo di lavoro per prevenire infezioni e infortuni sul lavoro. La checklist essenziale comprende:

  • Guanti monouso (nitrile) e disinfettante cutaneo ad ampio spettro.
  • Laccio emostatico (preferibilmente monouso).
  • Aghi e sistemi a vuoto (vacutainer) dotati di dispositivi di sicurezza anti-puntura accidentalmente.
  • Provette etichettate e pronte per il riempimento.
  • Garze sterili e cerotto ipoallergenico.
  • Contenitore per rifiuti taglienti a norma (DPI).

Suggerimento pratico: Prepara sempre il materiale prima dell’ingresso del paziente. Un set-up ordinato riduce l’ansia del discente e previene errori di contaminazione.


3. Procedura passo per passo

Seguire una sequenza logica è garanzia di successo della manovra.

Fase 1 – Identificazione attiva

Verifica l’identità del paziente (nome, cognome, data di nascita). È un passaggio critico per la sicurezza delle cure e un obbligo legale.

Fase 2 – Valutazione della vena

Palpa il braccio per individuare il vaso più idoneo. Se la vena è ipo-rappresentata, puoi chiedere al paziente di chiudere il pugno per favorire il turgore venoso.

Fase 3 – Disinfezione e venipuntura

  1. Applica il laccio emostatico 7-10 cm sopra il punto scelto (non superare mai i 60 secondi di applicazione).
  2. Disinfetta la zona con movimenti circolari o a “S” e lascia asciugare.
  3. Inserisci l’ago con un angolo di circa 15-30°, con il bisello rivolto verso l’alto.

Fase 4 – Raccolta e gestione campioni

Raccogli il sangue seguendo l’ordine corretto delle provette (Order of Draw) per evitare il trascinamento di additivi. Una volta terminato, rimuovi il laccio, estrai l’ago e applica pressione con una garza.


4. Errori critici da evitare

Anche gli operatori più esperti devono prestare attenzione a:

  • Emolisi del campione: causata da un’aspirazione troppo rapida o dall’uso di aghi troppo sottili.
  • Stasi venosa prolungata: il laccio troppo stretto altera i parametri biochimici (es. potassio).
  • Errata miscelazione: le provette con anticoagulante vanno capovolte delicatamente, mai agitate.
  • Igiene delle mani: la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza parte dal lavaggio delle mani prima di ogni contatto.

5. Come ottenere l’abilitazione ai prelievi venosi nel 2026

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